Mantenere l’attenzione.
Facile, no? Un atto di puro istinto, di sopravvivenza potremmo dire.
E ora? Ora che la sopravvivenza non è quasi più necessaria?
Chissà che fine fa la nostra attenzione. Ingoiata dal fiume di comfort che cerchiamo ogni giorno, al punto da annullare anche le azioni più basilari?
Travolta dai bombardamenti quotidiani di dati e pulsioni consumistiche, che ci portano a generare costantemente nuovi bisogni da soddisfare?
Be’, non proprio.
Come ci ricordava il buon vecchio Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
E così è stato, anche per la nostra cara, ridotta, ormai introvabile attenzione.
E cosa diventa, allora, in questo immenso vortice di stimoli, vittima di un enunciato fisico così potente?
Ve lo diciamo noi: oro.
Oro astratto. La nostra attenzione, oggi, è una risorsa scarsa in un contesto di forte domanda.
Un bene prezioso. Di valore inestimabile.
Ed è qui che entriamo in gioco noi di Altro.
“Ragazzi, ok, nel 2025 siamo diventati tutti un gran gruppo di lobotomizzati, non riusciamo a leggere mezza pagina di un libro senza prendere il cellulare in mano almeno ogni tre frasi.
Ma questo cosa ha a che fare con la comunicazione?”
Tutto.
Come pretendi di comunicare qualcosa, se ti manca l’ingrediente fondamentale per far sì che la tua ricetta digitale riesca?
È come voler fare una pizza senza farina, o una lasagna senza soffritto.
Be’, ci siamo capiti.
Una buona comunicazione richiede quell’ingrediente fondamentale: l’attenzione.
Dobbiamo trasmettere qualcosa—un bisogno, una sensazione, un messaggio—e per farlo abbiamo bisogno che l’interlocutore ci ascolti.
È da lì che dipende la riuscita di tutto il nostro piano di marketing.
Ed è qui che casca l’asino.
Se l’attenzione è diventata così preziosa, noi, piccoli imprenditori digitali con scarse risorse (e magari la videocamera ancora con la pellicola addosso), come possiamo anche solo pensare di accedervi?
Servirebbe un gancio.
Come?
Sì, ho detto un gancio.
Come cosa sia un gancio?! Ahhh, ma voi lo conoscete col termine inglese…
Allora mi ripeto: serve un HOOK.
Eccoci qui: in questo continuo andirivieni di informazioni, mode e video che scorrono, è FONDAMENTALE riuscire a rubare – anche solo per 3 o 4 secondi – l’attenzione di chi ci guarda.
Quella è la vera sfida.
È lì che l’intelletto e la creatività ti distinguono dal venditore ambulante con un profilo TikTok in fin di vita.
L’Hook è il momento decisivo. È lì che si decide se lo spettatore ti regalerà 30 preziosissimi secondi del suo tempo o passerà oltre.
Può essere visivo (un gesto veloce, iconico, strambo o ripetuto), sonoro (un jingle), o testuale (una frase d’impatto in sovraimpressione).
C’è chi pensa basti urlare, mettere scritte giganti o fare il clown davanti a una fotocamera. A volte funziona, eh.
Ma se vogliamo costruire contenuti che non solo attirino, ma convertano davvero, non basta sapere cosa sia un Hook: bisogna anche saperlo contestualizzare.
“E come si fa?”, dirai. Be’, per fortuna che ci siamo noi di Altro: oggi avevamo proprio voglia di spiegarti qualcosa in più. Sei fortunato!
Primo punto: conosci il tuo TARGET.
(Ne parleremo più avanti, ma per ora ti basta sapere che significa: a chi stai parlando?)
Sono adulti? Ragazzini? Mamme? Persone con un mestiere specifico? Con un problema comune?
L’Hook non deve piacere a tutti: deve colpire chi vuoi che colpisca.
Se parli a studenti, fatti capire! Se ti rivolgi a imprenditori, colpiscili dove fa effetto! Convinci queste persone a regalarti un attimo del loro preziosissimo tempo.
Fare un Hook è come costruire una trappola: non per ingannare, ma per promettere qualcosa.
“Se mi guardi, vedrai che ho proprio quello che ti serve.”
Secondo punto: vai dritto al punto.
Non abbiamo tempo da perdere. Abbiamo MASSIMO 3 secondi per fare la magia.
Niente introduzioni infinite. Niente giri di parole.
Per capirci:
“Oggi parleremo di un argomento molto interessante che spesso viene sottovalutato…”
“Stai perdendo clienti perché sbagli le prime 3 parole di ogni video.”
Terzo punto: trova la tua formula, poi sabotala.
Esistono formule che funzionano perché il cervello le riconosce subito:
“Nessuno ti ha mai detto che…”
“3 cose che devi sapere se…”
“Ecco perché [cosa che fai] non sta funzionando”
“Se hai questo problema, guarda fino alla fine.”
Ma poi?
Poi mettici te stesso. Sabotale.
Rendile tue. Altrimenti finirai per sembrare la copia di mille altri.
Non sai come? Devo davvero ripeterti quanto sei fortunato?
Hai visto su che sito ti trovi? Con noi non sarai solo “un altro”, ma sarai Altro.
Qualcosa di nuovo, fresco, diverso.
E, infine: un Hook bellissimo, per un contenuto vuoto, non serve a niente.
Non farlo solo figo. Fallo utile.
È come un trailer che promette un filmone… e poi ti ritrovi a guardare una puntata a caso di [mettete una sitcom a piacere, siamo troppo giovani per le querele].
